Il Festival Teatrale di Borgio Verezzi, sotto la direzione artistica di Maximilian Nisi, si prepara ad accogliere una nuova e attesa prima nazionale. Sabato 11 e domenica 12 luglio, la suggestiva cornice di piazza Sant’Agostino ospiterà “Elettra 1944”, uno spettacolo scritto e diretto da Giancarlo Nicoletti. A calcare il palcoscenico sarà un cast d’eccezione guidato da Pamela Villoresi, affiancata da Giulio Corso, Francesco Foti e Alice Spisa, per dare vita a una riscrittura inedita e coraggiosa dell’Orestea, interamente ambientata nella Roma occupata della Seconda Guerra Mondiale.
Un thriller domestico tra le macerie della Storia
L’opera si presenta come un avvincente thriller familiare in cui eventi storici reali e finzione teatrale si intrecciano indissolubilmente. La narrazione ci trasporta nell’inverno tra il 1943 e il 1944, in una Roma allo stremo sotto il giogo nazista. All’interno di una casa borghese, una famiglia si ritrova dopo anni di lutti e separazioni: il padre è morto, una figlia è caduta nel conflitto, e la madre ha tentato di ricostruire un fragile equilibrio legandosi a un uomo vicino al potere fascista.
Tuttavia, il ritorno del figlio Flavio e il coinvolgimento clandestino della figlia Alma nella Resistenza fanno crollare ogni certezza. Quando emerge che la madre, nel tentativo di proteggere la famiglia, ha accettato compromessi e denunciato persone a lei vicine, il conflitto esplode devastando gli equilibri di sangue. I due figli rivivono così la storia antica di Elettra e Oreste, in un dramma dove la Storia non fa semplicemente da sfondo, ma incalza costantemente attraverso il rastrellamento del Ghetto, l’attentato di via Rasella, le rappresaglie e l’attesa della Liberazione.
La visione del regista: la guerra entra in casa
A svelare l’anima dell’opera è lo stesso autore e regista, Giancarlo Nicoletti. Il punto di partenza dell’intera narrazione si fonda su un interrogativo cruciale: «Ho scritto e immaginato Elettra 1944 partendo da una domanda semplice e, per me, ancora necessaria: che cosa succede quando la Storia smette di essere lontana ed entra in casa?».
Nicoletti spiega come in questo contesto l’epica classica assuma forme intime e quotidiane: «La guerra civile, in questo spettacolo, diventa domestica. Entra nelle stanze, nella tavola, nei vestiti, nei silenzi, nei legami di sangue». In questo asfissiante campo di battaglia familiare, il mito di Elettra e dell’Orestea «non è una citazione, ma una struttura profonda: la violenza che nasce dentro la famiglia, la vendetta che ritorna, la memoria che non consente pace».
L’obiettivo della pièce, chiarisce il regista, è indagare le conseguenze estreme delle azioni umane spingendosi oltre il giudizio storico: «Questo lavoro non vuole dire al pubblico da che parte stare. Quello lo sappiamo. Vuole piuttosto chiedere che cosa accade agli esseri umani quando stare da una parte non basta più a salvarli dalla colpa, dal dolore, dalla paura, dal desiderio di vendetta». Si tratta, in sintesi, di esplorare il delicato «passaggio dalla vendetta alla giustizia. Dalla legge privata del sangue alla possibilità, fragile e imperfetta, di un ordine comune».
Il cast, la produzione e i prossimi appuntamenti
Oltre ai protagonisti principali, la messa in scena si avvale di un team artistico e tecnico di primo livello, per una produzione firmata da Altra Scena e L’Altro Teatro (con i ringraziamenti rivolti all’Accademia Nazionale D’arte Drammatica “Silvio D’Amico”).
Il cast e i crediti completi dello spettacolo:
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Testo e regia: Giancarlo Nicoletti
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Con: Pamela Villoresi, Giulio Corso, Francesco Foti, Alice Spisa
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In scena: Cristina Todaro e Giacomo Andrea Faroldi
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Scene: Alessandro Chiti
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Musiche: Mario Incudine
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Costumi: Giuseppe Ricciardi
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Disegno luci: Giuseppe Filipponio
Dopo il fine settimana all’insegna del mito tragico, la programmazione del Festival di Borgio Verezzi proseguirà martedì 14 e mercoledì 15 luglio cambiando radicalmente registro. A salire sul palco sarà infatti Milena Vukotic, protagonista de “L’inconveniente”, una commedia caustica e irriverente firmata da Juan Carlos Rubio con la regia di Luca Manfredi.