Nel corso degli anni 2006-2023 l’Ente Parco del Beigua ha attuato un dettagliato piano di monitoraggio degli uccelli presenti, indagando primariamente i territori di Parco e ZPS IT1331578 “Beigua – Turchino”, nonché degli altri siti Natura 2000 ad essi connessi (ZSC IT1331402 “Beigua – Monte Dente – Gargassa – Pavaglione”, IT1321313 “Foresta della Deiva – Torrente Erro”, IT1330620 “Pian della Badia” e IT1331501 “Praglia – Pracaban – Monte Leco – Punta Martin”), aree protette tra loro in gran parte sovrapposte che complessivamente si estendono per oltre 250 chilometri quadrati.

Le 1383 osservazioni effettuate nei 145 punti hanno consentito di contattare 83 specie nidificanti, confermano la presenza nel Beigua di una comunità ricca di specie ed equilibrata nella composizione, confermandone l’importanza nell’ambito della biodiversità dell’avifauna degli ambienti montani appenninici e, più in generale, mediterranei.

Il monitoraggio delle specie nidificanti

Tra le specie osservate, le più abbondanti sono state: Fringuello, Pettirosso, Capinera, Merlo, Cinciallegra, Luì piccolo, Prispolone, Ghiandaia, Allodola, Rondone comune, Cuculo, Rampichino comune e Tordo bottaccio; risultano inoltre osservate con regolarità specie di interesse conservazionistico come Falco pecchiaiolo, Biancone, Aquila reale, Succiacapre, Picchio nero, Falco pellegrino, Tortora selvatica, Averla piccola, Tottavilla, Cincia dal ciuffo, Magnanina comune e Calandro.

L’andamento complessivo delle popolazioni monitorate evidenzia una tendenza all’aumento moderato. Considerando le principali 35 specie nidificanti nel periodo 2006-2023, la situazione nel Parco e nella ZPS “Beigua – Turchino” appare sostanzialmente positiva, con 22 specie in aumento, 10 specie tendenti alla stabilità e una (il Cuculo) in diminuzione moderata; attualmente l’andamento risulta statisticamente incerto per due sole specie (Tortora selvatica e Cornacchia grigia).

Particolarmente interessanti sono risultati i dati del monitoraggio della Sterpazzola, presentati anche al XXI Convegno Italiano di Ornitologia tenutosi a Varese lo scorso settembre. Questo piccolo Passeriforme migratore che nidifica in ambienti con cespugli ed arbusti e trascorre l’inverno in Africa, nel Beigua ha evidenziato nel corso degli anni 2006-2022 un netto incremento sia della frequenza delle osservazioni (cioè del numero di punti in cui viene rilevata la presenza), sia del numero di individui censiti. Va però evidenziato che nel periodo 2018-2022 circa la metà dei punti d’ascolto in cui è stata contattata la specie e più della metà degli individui censiti sono concentrati in un’area circoscritta di 220 ettari. Questo settore, inizialmente occupato in prevalenza da prateria sommitale, nell’inverno del 2012 è stato percorso da due incendi (che hanno interessato più di 100 ettari), a seguito ai quali è avvenuta la colonizzazione da parte della felce Pteridium aquilinum, con la sostituzione pressoché totale della prateria.

Poiché la maggior parte delle osservazioni di Sterpazzola degli anni più recenti risultano concentrati in tale settore, sarà necessario un approfondimento degli studi per confermare l’eventuale preferenza del piccolo nidificante verso questa tipologia vegetazionale. Sarà anche interessante analizzare i risultati dei futuri monitoraggi per capire come la Sterpazzola reagirà all’evoluzione in corso in queste aree, in cui stanno comparendo cespugli, soprattutto di Nocciolo.

Il monitoraggio delle specie target

Pernice rossa, Averla piccola, Tottavilla, Magnanina comune, Codirossone, Calandro sono alcune delle specie target individuate dal Piano Integrato del Parco legate ad aree aperte quali praterie, cespuglieti ed ambienti rupestri.

Il monitoraggio è stato condotto nel corso le stagioni riproduttive degli anni 2006-2023, eseguendo 456 transetti per uno sviluppo complessivo di 1.267,1 chilometri

La Pernice rossa, della quale si possono stimare 8-16 coppie nidificanti con andamento della popolazione sostanzialmente stabile, è stata contattata in buona parte dei settori indagati, in particolare fra i 300 ed i 1.100 metri di quota, in praterie, macchia mediterranea, cespuglieti e margini boschivi.

L’Averla piccola è stata contattata principalmente in un’area circoscritta, tra i 500 ed i 600 metri di quota, caratterizzata da successioni di prato-pascoli alternati a formazioni arbustive inframmezzati a boschi misti, e si può ipotizzare la presenza nell’intera area di studio di 10-20 coppie nidificanti con una tendenza alla diminuzione moderata che ricalca il declino evidenziato a livello nazionale.

La Tottavilla – della quale si possono stimare da 20 a 40 coppie nidificanti con una probabile tendenza della popolazione alla diminuzione moderata – negli ultimi 10 anni ha nidificato con regolarità in alcune aree aperte nel settore settentrionale del Parco (in particolare nelle valli Gargassa e Gargassino), presso i confini della Foresta della Deiva, nella maggior parte delle aree aperte tra Punta Martin, Piani di Praglia e Monte delle Figne, presso i Piani di Masone. La troviamo soprattutto a fra i 300 ed i 900 metri di quota, dove predilige habitat eterogenei con zone aperte e arbusteti alternati a siepi e aree forestali, nei quali si riscontra la concomitante presenza di una comunità ornitica piuttosto ricca, il che rende questa specie un ottimo indicatore di biodiversità dell’avifauna in ambienti appenninici. Ciò appare importante dal punto di vista gestionale, in quanto gli interventi finalizzati a mantenimento e conservazione dei mosaici ambientali fondamentali alla Tottavilla hanno ripercussioni positive anche su altre specie di uccelli, in particolare il Succiacapre, altra specie di rilevante interesse conservazionistico presente nell’area.

Nel Beigua la Magnanina comune è presente quasi esclusivamente in ambienti di macchia mediterranea, in particolare se dominata dall’erica arborea, preferendo quote comprese tra i 100 ed i 400 metri s.l.m. Le coppie nidificanti sono 60-90 con un andamento della popolazione tendente all’aumento moderato.

 La presenza del Codirossone è stimata in 10-15 coppie, che nidificano principalmente in praterie ed ambienti rupestri oltre i 700 metri di quota nelle zone prossime al Monte Dente, tra Monte Reixa, Passo della Gava, Monte Pennone e Monte Argentea, tra Monte Sciguelo e Monte Beigua, Monte Pavaglione, nei settori circostanti Punta Martin, Piani di Praglia e Monte delle Figne.

Il Calandro risulta presente in maniera pressoché continua in tutte le praterie sommitali lungo il tracciato dell’Alta Via dei Monti Liguri dove, insieme ad Allodola e Prispolone, è tra le specie più frequenti; altri settori rilevanti sono compresi tra Passo della Gava e Monte Pennone, e tra Monte Pavaglione e Monte Calvo. Nel periodo riproduttivo è stato osservato prevalentemente a quote superiori i 600 metri, in quelle situazioni sommitali di prateria che costituiscono nel Beigua il suo habitat d’elezione. Nell’intero territorio protetto possono essere stimate circa 85-120 coppie nidificanti, con un andamento della popolazione nei diversi settori variabile tra situazioni di stabilità (Parco e ZSC IT1331402 “Beigua – Monte Dente – Gargassa – Pavaglione”) e tendenza alla diminuzione moderata (ZSC IT1331501 “Praglia – Pracaban – Monte Leco – Punta Martin”).

Per il monitoraggio del Succiacapre si è invece scelto di adottare il metodo del censimento crepuscolare al canto dei maschi in otto aree campione su una superficie di circa 50 chilometri quadrati. Complessivamente sono state contattate 820 coppie territoriali, con un minimo di 26 nel 2006 e un massimo di 58 nel 2018. La distribuzione tuttavia non è omogenea ma risulta elevata in settori quali la zona tra Case Vaccà ed il Passo della Gava, le valli Gargassa e Gargassino o il Pian della Badia, più bassa in aree maggiormente boscate. Nell’intero territorio protetto possiamo stimare una popolazione complessiva di 113-199 coppie nidificanti, con una tendenza all’incremento moderato.